Documentario, 25′ – 2007
Scritto, girato e diretto da: Stefania Andreotti
Scritto, montato e prodotto da: Giuseppe Petruzzellis
Produzione: Aplysia
Musiche di: Demon Doctor, Harold Bermudez Burgos, [dk], 4c3, Amnis, Vate, Solcarlus
Materiale fotografico: Alexander Peña, Oscar Leiva, Jose Cabezas, David A. Pedroni
Prima mondiale a Ji.hlava (2008).
Droga, carcere, morte. Tre punti tatuati sulla pelle.
Tre alternative obbligate per i pandilleros, i ragazzi delle bande di strada latinoamericane.
Due le gang più efferate: la Mara Salvatrucha 13 e la Barrio 18. Organismi criminali in rapida espansione, a livello transnazionale, con avamposti in tutto il mondo.
Bande simili ma contrapposte, legate da un’insanabile rivalità che insanguina le periferie urbane, da El Salvador a Los Angeles.
I pandilleros vengono reclutati giovanissimi e gettati nella mischia in sanguinose battaglie per il controllo del territorio. Spacciano, si drogano, rubano, uccidono, e molti non hanno nemmeno vent’anni. Abbandonati da tutti, ricercati dalla polizia, la loro è una Vida Loca, folle e sregolata, sospesa tra l’illegalità e la morte.
Questo è un viaggio dentro e fuori il loro mondo, per guardare in faccia questi “famigerati” adolescenti.

Premi
Miglior Documentario – III Edizione DocUnder30 – 2009
Premio Libero Bizzarri – 2008
Best Doc – Sedicicorto – 2008
Questa la motivazione che ha accompagnato l’assegnazione del Premio Libero Bizzarri da parte della giuria presieduta da Ugo Gregoretti: “Per il coraggio con il quale l’autrice, operando in condizioni di estremo pericolo personale, è riuscita a cogliere una situazione di profondo degrado sociale a un costo produttivo chiaramente low budget”.
Distribuzione / Festival / Rassegne
2012 – Estate Doc IV Edizione, promossa da D.E.R. – Documentaristi Emilia Romagna
2011 – Homeboys
2011 – Hors Pistes / Centre Pompidou
2010 – Progetto Videoreporter
2010 – Inclusioni Diffuse
2010 – Visual Park
2009 – DocUnder30
2008 – Cortoinmente
2008 – Molisecinema
2008 – Premio Libero Bizzarri
2008 – Sedicicorto
2008 – Ji.hlava
Articolo su “La Gazzetta dello Sport”
Crescono pure in Italia le bande di ragazzi sudamericani «Si fanno la guerra. Aggressivi, ma non sono criminali»
ANTONIO CASTALDO – Sembrava tornata la pace. Poi, come un fulmine a ciel sereno, un’ altra rissa e un altro ragazzino sudamericano ricoverato in prognosi riservata. È successo a Milano, in viale Monza, lo scorso 22 ottobre. Un gruppo di ecuadoriani, due di 17 e uno di 19 anni, ha incrociato un connazionale della stessa età. «Siamo Latin King, non ci devi neppure guardare in faccia» gli hanno intimato. E giù botte, anche con un martello, fino a quando non ha perso i sensi. Il fenomeno delle gang latinoamericane ciclicamente riesplode a Milano e Genova, e negli ultimi tempi anche in città più piccole come Perugia, Bologna, Piacenza, Voghera, dove però ha una natura molto meno violenta. Sono ragazzi nati da famiglie sudamericane arrivate in Europa negli ultimi vent’ anni. Alcuni studiano regolarmente, altri lavorano. Altri ancora, senza permesso di soggiorno, trovano protezione nelle bande. Hanno dai 12 ai 20 anni, si vestono da rapper, ascoltano solo hip hop latino e hanno il corpo ricoperto di tatuaggi. I loro atteggiamenti sono aggressivi, ma non trafficano droga, né si associano per scopi criminali. Al massimo piccole estorsioni tra coetanei. I maschi sono «king», le femmine «queen», e semplicemente scimmiottano le pandillas americane, le bande che sparano e uccidono, e che negli Anni 80 nacquero in Centroamerica dal dissolvimento della guerriglia. Pace Tra Latin King e Commando (la gang rivale composta prevalentemente da peruviani) fino al 2005 gli scontri erano molto frequenti. Poi, grazie alla mediazione di volontari e ricercatori dell’ università di Genova, è tornata la pace. «Non si tratta di delinquenti – spiega Luca Queirolo Palmas, uno dei promotori dell’ iniziativa -. Alcuni di questi gruppi si sono dotati anche di statuti e regolamenti democratici». La quiete sembrava regnare anche a Milano, almeno fino alla scorsa estate, quando sulla scena sono comparse le maras Ms13 e il Barrio 18, formazioni nate nei quartieri ispanici di Los Angeles, e in perenne lotta tra loro. Il 13 luglio una rissa tra i due gruppi finì con un colpo di machete che è costato un occhio al ventiquattrenne Ricardo Gomez. Diverso Al fenomeno la giovane film maker ferrarese Stefania Andreotti ha dedicato un documentario, Vida Loca, a cui la scorsa settimana è stato attribuito il premio Libero Bizzarri. «Per due mesi ho vissuto in Messico, a stretto contatto con una di queste bande – spiega Stefania – e devo dire che la loro realtà è molto diversa da quella delle pandille italiane. Lì per essere ammessi nella MS13 bisogna superare 13 secondi di violento pestaggio, 18 secondi per la Barrio 18. In Italia basta un tatuaggio e fai già parte della famiglia».
Aricolo su “Il Resto del Carlino”

